sabato 25 aprile 2015

25 aprile 2015

È il 25 aprile ovunque tu sia. Sei in Italia, in Germania, in Inghilterra, ovunque.

L’Italia senza l’Europa non esiste più. Certo, non potrai dimenticare tutto il retroterra culturale da cui provieni. Non lo potrai dimenticare essenzialmente per una sola ragione: non potrai dimenticarti di te stesso.

La storia siamo noi. Ovunque voi siate mi sento di aggiungere. La storia però è portatrice di responsabilità. Forse responsabilità di dirsi che la liberazione dal nazi-fascismo che festeggiamo non può dirsi raggiunta se non siamo stati in grado di costruire un’Europa pacifica, prospera e progressista.

Probabilmente il miglior augurio che posso fare in questo 25 aprile, è quello di ricordarsi da dove veniamo, qual è la nostra storia, i nostri valori. Fare il punto della situazione e chiarirsi dove volevamo arrivare quando abbiamo iniziato questo percorso europeo comune.

Volevamo un continente che si disinteressasse della sponda sud del mediterraneo? Volevamo un continente in cui un pochi paesi traggono profitto dalle politiche economiche comunitarie? Volevamo un continente in cui il germe del razzismo rinasca nelle generazioni del terzo millennio? Volevamo un continente affamatrice di popoli?

Cos’era il fascismo se non l’uso della forza nei conflitti sociali e politici? Cos’era il fascismo se non l’idea che ci si possa arricchire sulle spalle di altri che lavorano per noi? Cos’era il fascismo se non l’idea che avremmo potuto fare a meno degli altri? Cos’era il nazismo se non la discriminazione di altri popoli solo sulla base dell’etnia, del provenienza geografica, del colore della pelle?
Cos’erano il nazismo e il fascismo se non qualcosa che volevamo non tornasse più?


Buon 25 aprile a tutti. Ovunque voi siate. 

sabato 31 gennaio 2015

Perché Renzi non ha vinto

In bocca al lupo al nuovo Presidente.
Giusto qualche riflessione rivolta a chi parla di vittoria schiacciante di Renzi:
1) Berlusconi al contrario di 2 anni fa è fuori dal Parlamento. Il suo potere in Parlamento quasi rasenta lo zero, come dimostrano gli ultimi mesi (e le varie leggi che si spera vadano in porto).
2) Bersani non si sarebbe mai messo a capo dei 101 (che pure c'erano anche stavolta).
3) Mattarella esce fuori dalla proposta di Bersani di 2 anni fa a Berlusconi.
4) Mattarella 2 anni fa era esattamente quello che sempre 2 anni fa tutti hanno sostenuto essere il "vecchio" da superare: ve lo ricordate Marini?
5) la minoranza PD, in mano a Civati, Fassina e compagnia cantando, non è adatta al ruolo. Questa non è una novità. Lo sappiamo da mesi. Una minoranza che avesse avuto qualche idea e che voleva usare la sua forza avrebbe fatto almeno due cose: o trattare con Renzi per qualche modifica per l'Italicum (cosa a cui mi pare il gigante Bersani abbia fatto cenno nella sua intervista al Corriere) o tentare di far cadere Renzi, proponendo un'alternativa e andando a conquistare voti negli altri partiti (Civati, l'unica cosa che ha fatto, è stata di andare a chiedere ai genitori se gli andava bene Mattarella. Cuperlo non pervenuto. D'Alema, speriamo si sia messo l'anima in pace).
6) il M5S 2 anni fa aveva toccato il suo boom Oggi è in fase recessiva. Aver messo Bersani nella loro lista dei papabili è stata una stupidaggine. Lo stesso per Prodi. Solo qualche imbecille poteva credere che Bersani avrebbe fatto uno sgambetto al PD. Bersani sarebbe capace di far fare la tessera al PD anche ai genitori di Civati.
7) l'elezione di 2 anni fa coincideva con le politiche. Le fibrillazioni erano molto più accentuate. Una maggioranza parlamentare non esisteva. Bersani aveva fatto fuori la vecchia guardia (D'Alema e Bindi). Assieme al Presidente si doveva formare un Governo. Ora il Governo c'è. Il quadro Parlamentare è abbastanza stabile. E soprattutto, sappiamo tutti che Berlusconi, ma ancora di più Alfano, Monti e Sel non vogliono andare per vari motivi a nuove elezioni. Tant'è che gli unici che vogliono andare a nuove elezioni, cioè i leghisti di Salvini, sono gli unici ad essersi espressamente detti "contro".
8) Renzi non è Bersani. I Bersani in politica perderanno sempre. I Renzi in politica vinceranno sempre, proprio perché i Bersani non tradiscono.

venerdì 12 settembre 2014

A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata

Lo storico Barbagallo d'altra parte deve capire che quando parla molto probabilmente non sarà capito. Figuriamoci se vuole fare delle provocazioni.

Provocazione per provocazione: chi ha risposto un po' piccato alle parole di Barbagallo è consapevole dell’esistenza di alcuni “giovani” che passano da un incarico all’altro senza soluzione di continuità, della presenza di “giovani” stipendiati dalla politica senza aver mai fatto un giorno di lavoro, della trasformazione di “giovani” in megafoni umani che di punto in bianco passano a fare i “giovani” portaborse di qualche Deputato, o di altri giovani belli rampanti e commissariati… Cose mai viste a Napoli vero?

Ecco da questa politica cari ragazzi statene lontani. La politica è una cosa bella, sono molti dei suoi interpreti che la abbruttiscono in maniera impressionante. Migliaia di giovani sparsi sul territorio al contrario di qualche "politico della giovanile" del capoluogo non ha visibilità alcuna. Eppure è là che lavora con e per la comunità.

Fate il vostro percorso e state lontani il più possibile da questi esempi nefasti di “politica”.

I vari De André e compagnia cantando lasciateli ai comizi. Della retorica spiccia ne abbiamo le scatole piene.

Ai vari Beethoven preferisco gli ultimi, i sommersi, i nessuno. Quelli di cui «il Mattino» ignora l’esistenza. Per fortuna. Quei giovani che vivono la politica con passione e felicità. Con quello che hanno. Con loro stessi. 

martedì 2 settembre 2014

Bertinotti e l’eiaculazione tardiva: storia dei comunisti di fine millennio

Che le parole di Bertinotti abbiano fatto scalpore, pure tra democratici non certo di secondo livello, sorprende non poco.

Alcuni democratici addirittura hanno parlato di presa in giro da parte del “leader minimo” del comunismo italiano verso quella generazione che è rimasta negli anni ’90 ancorata ad una ideologia sconfitta dalla storia.

Quando il muro di Berlino crollò i berlinesi della DDR ammiravano esterrefatti i fasti dei grandi negozi della Berlino ovest. Molto prima, negli anni ’60, gli operai italiani scoprirono quello che poi sarebbe passato alla storia come “il consumismo”, nonostante il partito comunista avesse una forte presa su quel segmento di società.

Accusare Bertinotti di essere un “ingannatore” di generazioni non coglie il punto del discorso. Bertinotti semplicemente arriva come al solito tardi su concetti ormai assodati della storia italiana e, di riflesso, mondiale.

Non dal discorso di Bertinotti sappiamo che le libertà individuali sono state sottovalutate dal comunismo. E nemmeno a lui dobbiamo la consapevolezza del silenzio di larga parte dell’area politico-culturale di sinistra su quel che succedeva nella Russia staliniana (evidentemente Bulgakov e altri intellettuali russi parlavano a vanvera).

E nemmeno è una novità che nelle sue parole non ci sia una benché minima ammissione di “aver sbagliato” personalmente. Le responsabilità vanno divise tra tutti, i privilegi tra pochi. Leader solo nei diritti, non nei doveri.

Bertinotti in definitiva soffre di una piuttosto diffusa malattia conosciuta ai più come “eiaculazione tardiva”. Arriva sempre tardi e male su cose che ormai sono assodate da tempo immemore.
Non è certo un imbonitore, né un “imbroglione di generazioni”.

Ps: e pensare che una volta gli intellettuali di sinistra erano l’avanguardia culturale… pensa un po' la retroguardia come stava messa…

sabato 23 agosto 2014

Precipitevolissimevolmente

Difficile dire quanto durerà. A volte ci si sveglia sgranando gli occhi mentre si è in ufficio nel bel mezzo di un casino di problema da risolvere nel più breve tempo possibile.
La qualità non è quantità si diceva. Ecco: qui è il luogo in cui la quantità è qualità.
Non esiste altra forma di qualità se non il numero di soluzioni trovate nel minor tempo possibile, da cui prendere se non una a caso quella più probabile e adatta al tuo scopo: essere più veloce.
Il tutto cercando di far felici il più alto numero di persone attorno a te: chi usufruisce del servizio, chi lo offre e a volte anche qualche tuo collega.

No. Non sto parlando del politico di professione.

Ecco che immediatamente diventa comprensibile materializzarsi dall’ufficio ad un bar di terz’ordine in cui si rinsavisce per un microsecondo tra la decima birra, una tequila e magari un bicchiere di vino rosso arrivato a casaccio sul tuo tavolo mentre tra l’altro eri intento a ballare con qualche improbabile capello lungo avvolto in un confetto rosa, di quelli che più che probabilmente si usavano nelle comunioni anni ’80 nella bassa trevigiana.

Più aumentano i bit nel tuo hardware più diventa un casino riuscire a fermarsi.
Problemi, soluzioni, alcool, sballo. Sballo, alcool, soluzioni, problemi. È un vortice di cui non si capisce qual è la causa e la direzione. Sempre se c’è una direzione.

Trotterellerai precipitevolissimevolmente nel prossimo casino appena ti ritroverai di nuovo brevemente lucido; il tutto mentre i tuoi neuroni stavano diligentemente facendo altro. E resterai ancora una volta sbalordito da quell’attimo di lucidità.
Ma non aver paura. Il tutto durerà poche frazioni di tempo.
Il tempo. Che cosa ansiogena: il tempo.



Ps: si è fatto volontariamente uso parco della punteggiatura.

domenica 3 agosto 2014

Il professionista del bidone

A: allora che fai stasera?
B: mah... devo andare qui e là, però poi ci possiamo vedere.
A: che dici? Possiamo vederci al…?
B: ah, dai bello. Sì volentieri. A che ora ci vediamo?
A: alle 9 è ok?
B: no, le 9 no. È troppo presto. facciamo verso le 11.
A: ok. Anche se domani devo lavorare e non voglio fare troppo tardi.
B: vabbè, figurati. Dai che ci divertiamo; beviamo qualche birra, ascoltiamo un po' di musica.
A: d'accordo. Ci vediamo stasera al posto x alle ore y.
B: perfetto. A dopo.

C: ehi, sto uscendo. C'è un po' di sole e ne voglio approfittare.
D: ah, io sono appena tornato a casa, però mangio e riesco. Dai che ti raggiungo. Dove stai andando?
C: avevo intenzione di andare al parco e poi in centro. Ma se è così t'aspetto.
D: Sì dai aspettami che andiamo assieme. Ti chiamo appena sto per uscire.
C: ok ok.

E: pronto? ah ciao, come va? dimmi.
F: …
E: aspetta, non sento nulla. Esco dal locale e ti richiamo.
F: …
E: che???
F:…
E: pronto? Dimmi…
F: dove sei? che fai?
E: sono in un posto ad ascoltare musica dal vivo.
F: ah, e dove?
E: sono qui, nel locale dove siamo stati l'altra volta. C'eri pure tu. Non ricordo il nome.
F: ah sì, ho capito. Quasi quasi vengo anch'io.
E: eh, ma gli altri stanno andando via. Non penso rimaniamo a lungo.
E: ok. Ma se vengo, mi aspetti? Rimani un altro po'?
F: uhm... sì dai. Ok, t'aspetto.


Tre differenti episodi con un unico finale. Questo succede quando hai a che fare con un professionista del bidone.

venerdì 1 agosto 2014

Qui le lucciole non esistono

Fai ogni giorno nuove esperienze; posti, odori, tutto diverso. Sembra che il giro sulla giostra non finisca mai. Guardare tutto dal punto di vista dello straniero ha un che di allucinante.

Le relazioni. Le relazioni sono quelle che ti lasciano più sbigottito, a volte inerme. Conosci qualcuno, lo frequenti, ci esci, ti sbronzi assieme, si pianifica un viaggio, si fa il weekend al parco e poi un bel giorno non c’è più.
Di solito capitano due cose in questa fase: c’è chi frequenti più assiduamente prima che lasci la tua città e c’è chi invece ti fa sapere che se n’è già andato. Entrambe hanno i loro pro ed i contro. Entrambe lasciano l’amaro in bocca: “domani mi sentirò solo”, pensi. Ci rimani in contatto, ma chissà dove ti porterà questo viaggio.

Ogni volta che accade, ogni volta che qualcuno “ se ne va”, non succede niente. Il giorno dopo fai esattamente le stesse cose che hai fatto il giorno prima. Con altri volti, altri modi di vivere, altri modi di pensare. Altre esperienze. A volte solo, ma in fondo non ti pesa più di tanto..

Boh. Sai solo che ti senti meglio così; che ne incontrerai altre di persone altrettanto interessanti; che il mondo è grande e ancora non è arrivato il momento di fermarsi a guardarsi indietro; che questo è il bello della vita, anche se questa verità è un po' banale.

Qui le lucciole non esistono.