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lunedì 21 dicembre 2015

Bassolino, Napoli e le primarie. Più di sola nostalgia?

Quando parla Antonio Bassolino, anche gli orologi si fermano e prestano attenzione.
Una storia, i cui albori, non ho vissuto ma che ho imparato a vivere.
Se Napoli è più vivibile rispetto a molte altre città, una su tutte Roma, lo si deve a quella stagione. Anni '90 pazzeschi per Napoli.
Vedere Bassolino emozionato all'inizio del video fa una certa impressione. Questa è una persona vera. Non un fantoccio messo lì da qualcuno.
Il suo discorso è molto convincente, diametralmente opposto alla narrazione "demagistriana": Napoli, dice, è la capitale del Sud, e per questo va messa al centro delle politiche nazionali per il Sud.
Noi mi è piaciuto il passaggio in cui in sostanza dice che vuole riscattare la sua storia. Napoli è molto di più, con tutto il rispetto per Bassolino.
Il problema però non l'ha creato lui. Il problema l'ha creato il PD.
Sono scettico, perché la storia non si ripete e perché Napoli e lo stesso Bassolino sono cambiati nel frattempo. Ma alla domanda dello stesso Bassolino, c'è una sola risposta: nessuno. Chi può sfidarlo? Chi ha maturato una esperienza politica interessante in questi anni di buio? Nessuno.
Il PD ha pensato ad altre cose. Distratto dalle schermaglie con De Magistris, abbandonato da qualche personaggio in cerca d'autore che ora fa la bella vita a Roma, dilaniato da faide interne degne delle peggiori soap opera sudamericane.
In bocca al lupo

martedì 2 settembre 2014

Bertinotti e l’eiaculazione tardiva: storia dei comunisti di fine millennio

Che le parole di Bertinotti abbiano fatto scalpore, pure tra democratici non certo di secondo livello, sorprende non poco.

Alcuni democratici addirittura hanno parlato di presa in giro da parte del “leader minimo” del comunismo italiano verso quella generazione che è rimasta negli anni ’90 ancorata ad una ideologia sconfitta dalla storia.

Quando il muro di Berlino crollò i berlinesi della DDR ammiravano esterrefatti i fasti dei grandi negozi della Berlino ovest. Molto prima, negli anni ’60, gli operai italiani scoprirono quello che poi sarebbe passato alla storia come “il consumismo”, nonostante il partito comunista avesse una forte presa su quel segmento di società.

Accusare Bertinotti di essere un “ingannatore” di generazioni non coglie il punto del discorso. Bertinotti semplicemente arriva come al solito tardi su concetti ormai assodati della storia italiana e, di riflesso, mondiale.

Non dal discorso di Bertinotti sappiamo che le libertà individuali sono state sottovalutate dal comunismo. E nemmeno a lui dobbiamo la consapevolezza del silenzio di larga parte dell’area politico-culturale di sinistra su quel che succedeva nella Russia staliniana (evidentemente Bulgakov e altri intellettuali russi parlavano a vanvera).

E nemmeno è una novità che nelle sue parole non ci sia una benché minima ammissione di “aver sbagliato” personalmente. Le responsabilità vanno divise tra tutti, i privilegi tra pochi. Leader solo nei diritti, non nei doveri.

Bertinotti in definitiva soffre di una piuttosto diffusa malattia conosciuta ai più come “eiaculazione tardiva”. Arriva sempre tardi e male su cose che ormai sono assodate da tempo immemore.
Non è certo un imbonitore, né un “imbroglione di generazioni”.

Ps: e pensare che una volta gli intellettuali di sinistra erano l’avanguardia culturale… pensa un po' la retroguardia come stava messa…