Che le parole di Bertinotti
abbiano fatto scalpore, pure tra democratici non certo di secondo livello,
sorprende non poco.
Alcuni democratici
addirittura hanno parlato di presa in giro da parte del “leader minimo” del
comunismo italiano verso quella generazione che è rimasta negli anni ’90
ancorata ad una ideologia sconfitta dalla storia.
Quando il muro di Berlino crollò
i berlinesi della DDR ammiravano esterrefatti i fasti dei grandi negozi della
Berlino ovest. Molto prima, negli anni ’60, gli operai italiani scoprirono
quello che poi sarebbe passato alla storia come “il consumismo”, nonostante il
partito comunista avesse una forte presa su quel segmento di società.
Accusare Bertinotti di essere
un “ingannatore” di generazioni non coglie il punto del discorso. Bertinotti
semplicemente arriva come al solito tardi su concetti ormai assodati della
storia italiana e, di riflesso, mondiale.
Non dal discorso di
Bertinotti sappiamo che le libertà individuali sono state sottovalutate dal
comunismo. E nemmeno a lui dobbiamo la consapevolezza del silenzio di larga
parte dell’area politico-culturale di sinistra su quel che succedeva nella
Russia staliniana (evidentemente Bulgakov e altri intellettuali russi parlavano
a vanvera).
E nemmeno è una novità che
nelle sue parole non ci sia una benché minima ammissione di “aver sbagliato”
personalmente. Le responsabilità vanno divise tra tutti, i privilegi tra pochi.
Leader solo nei diritti, non nei doveri.
Bertinotti in definitiva
soffre di una piuttosto diffusa malattia conosciuta ai più come “eiaculazione
tardiva”. Arriva sempre tardi e male su cose che ormai sono assodate da tempo
immemore.
Non è certo un imbonitore, né
un “imbroglione di generazioni”.
Ps: e pensare che una volta
gli intellettuali di sinistra erano l’avanguardia culturale… pensa un po' la
retroguardia come stava messa…
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