È il 25 aprile ovunque tu sia. Sei in Italia, in Germania,
in Inghilterra, ovunque.
L’Italia senza l’Europa non esiste più. Certo, non potrai
dimenticare tutto il retroterra culturale da cui provieni. Non lo potrai
dimenticare essenzialmente per una sola ragione: non potrai dimenticarti di te
stesso.
La storia siamo noi. Ovunque voi siate mi sento di
aggiungere. La storia però è portatrice di responsabilità. Forse responsabilità
di dirsi che la liberazione dal nazi-fascismo che festeggiamo non può dirsi
raggiunta se non siamo stati in grado di costruire un’Europa pacifica, prospera
e progressista.
Probabilmente il miglior augurio che posso fare in questo 25
aprile, è quello di ricordarsi da dove veniamo, qual è la nostra storia, i
nostri valori. Fare il punto della situazione e chiarirsi dove volevamo
arrivare quando abbiamo iniziato questo percorso europeo comune.
Volevamo un continente che si disinteressasse della sponda
sud del mediterraneo? Volevamo un continente in cui un pochi paesi traggono
profitto dalle politiche economiche comunitarie? Volevamo un continente in cui il
germe del razzismo rinasca nelle generazioni del terzo millennio? Volevamo un
continente affamatrice di popoli?
Cos’era il fascismo se non l’uso della forza nei conflitti
sociali e politici? Cos’era il fascismo se non l’idea che ci si possa
arricchire sulle spalle di altri che lavorano per noi? Cos’era il fascismo se
non l’idea che avremmo potuto fare a meno degli altri? Cos’era il nazismo se
non la discriminazione di altri popoli solo sulla base dell’etnia, del
provenienza geografica, del colore della pelle?
Cos’erano il nazismo e il fascismo se non qualcosa che
volevamo non tornasse più?
Buon 25 aprile a tutti. Ovunque voi siate.
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