venerdì 12 settembre 2014

A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata

Lo storico Barbagallo d'altra parte deve capire che quando parla molto probabilmente non sarà capito. Figuriamoci se vuole fare delle provocazioni.

Provocazione per provocazione: chi ha risposto un po' piccato alle parole di Barbagallo è consapevole dell’esistenza di alcuni “giovani” che passano da un incarico all’altro senza soluzione di continuità, della presenza di “giovani” stipendiati dalla politica senza aver mai fatto un giorno di lavoro, della trasformazione di “giovani” in megafoni umani che di punto in bianco passano a fare i “giovani” portaborse di qualche Deputato, o di altri giovani belli rampanti e commissariati… Cose mai viste a Napoli vero?

Ecco da questa politica cari ragazzi statene lontani. La politica è una cosa bella, sono molti dei suoi interpreti che la abbruttiscono in maniera impressionante. Migliaia di giovani sparsi sul territorio al contrario di qualche "politico della giovanile" del capoluogo non ha visibilità alcuna. Eppure è là che lavora con e per la comunità.

Fate il vostro percorso e state lontani il più possibile da questi esempi nefasti di “politica”.

I vari De André e compagnia cantando lasciateli ai comizi. Della retorica spiccia ne abbiamo le scatole piene.

Ai vari Beethoven preferisco gli ultimi, i sommersi, i nessuno. Quelli di cui «il Mattino» ignora l’esistenza. Per fortuna. Quei giovani che vivono la politica con passione e felicità. Con quello che hanno. Con loro stessi. 

martedì 2 settembre 2014

Bertinotti e l’eiaculazione tardiva: storia dei comunisti di fine millennio

Che le parole di Bertinotti abbiano fatto scalpore, pure tra democratici non certo di secondo livello, sorprende non poco.

Alcuni democratici addirittura hanno parlato di presa in giro da parte del “leader minimo” del comunismo italiano verso quella generazione che è rimasta negli anni ’90 ancorata ad una ideologia sconfitta dalla storia.

Quando il muro di Berlino crollò i berlinesi della DDR ammiravano esterrefatti i fasti dei grandi negozi della Berlino ovest. Molto prima, negli anni ’60, gli operai italiani scoprirono quello che poi sarebbe passato alla storia come “il consumismo”, nonostante il partito comunista avesse una forte presa su quel segmento di società.

Accusare Bertinotti di essere un “ingannatore” di generazioni non coglie il punto del discorso. Bertinotti semplicemente arriva come al solito tardi su concetti ormai assodati della storia italiana e, di riflesso, mondiale.

Non dal discorso di Bertinotti sappiamo che le libertà individuali sono state sottovalutate dal comunismo. E nemmeno a lui dobbiamo la consapevolezza del silenzio di larga parte dell’area politico-culturale di sinistra su quel che succedeva nella Russia staliniana (evidentemente Bulgakov e altri intellettuali russi parlavano a vanvera).

E nemmeno è una novità che nelle sue parole non ci sia una benché minima ammissione di “aver sbagliato” personalmente. Le responsabilità vanno divise tra tutti, i privilegi tra pochi. Leader solo nei diritti, non nei doveri.

Bertinotti in definitiva soffre di una piuttosto diffusa malattia conosciuta ai più come “eiaculazione tardiva”. Arriva sempre tardi e male su cose che ormai sono assodate da tempo immemore.
Non è certo un imbonitore, né un “imbroglione di generazioni”.

Ps: e pensare che una volta gli intellettuali di sinistra erano l’avanguardia culturale… pensa un po' la retroguardia come stava messa…

sabato 23 agosto 2014

Precipitevolissimevolmente

Difficile dire quanto durerà. A volte ci si sveglia sgranando gli occhi mentre si è in ufficio nel bel mezzo di un casino di problema da risolvere nel più breve tempo possibile.
La qualità non è quantità si diceva. Ecco: qui è il luogo in cui la quantità è qualità.
Non esiste altra forma di qualità se non il numero di soluzioni trovate nel minor tempo possibile, da cui prendere se non una a caso quella più probabile e adatta al tuo scopo: essere più veloce.
Il tutto cercando di far felici il più alto numero di persone attorno a te: chi usufruisce del servizio, chi lo offre e a volte anche qualche tuo collega.

No. Non sto parlando del politico di professione.

Ecco che immediatamente diventa comprensibile materializzarsi dall’ufficio ad un bar di terz’ordine in cui si rinsavisce per un microsecondo tra la decima birra, una tequila e magari un bicchiere di vino rosso arrivato a casaccio sul tuo tavolo mentre tra l’altro eri intento a ballare con qualche improbabile capello lungo avvolto in un confetto rosa, di quelli che più che probabilmente si usavano nelle comunioni anni ’80 nella bassa trevigiana.

Più aumentano i bit nel tuo hardware più diventa un casino riuscire a fermarsi.
Problemi, soluzioni, alcool, sballo. Sballo, alcool, soluzioni, problemi. È un vortice di cui non si capisce qual è la causa e la direzione. Sempre se c’è una direzione.

Trotterellerai precipitevolissimevolmente nel prossimo casino appena ti ritroverai di nuovo brevemente lucido; il tutto mentre i tuoi neuroni stavano diligentemente facendo altro. E resterai ancora una volta sbalordito da quell’attimo di lucidità.
Ma non aver paura. Il tutto durerà poche frazioni di tempo.
Il tempo. Che cosa ansiogena: il tempo.



Ps: si è fatto volontariamente uso parco della punteggiatura.

domenica 3 agosto 2014

Il professionista del bidone

A: allora che fai stasera?
B: mah... devo andare qui e là, però poi ci possiamo vedere.
A: che dici? Possiamo vederci al…?
B: ah, dai bello. Sì volentieri. A che ora ci vediamo?
A: alle 9 è ok?
B: no, le 9 no. È troppo presto. facciamo verso le 11.
A: ok. Anche se domani devo lavorare e non voglio fare troppo tardi.
B: vabbè, figurati. Dai che ci divertiamo; beviamo qualche birra, ascoltiamo un po' di musica.
A: d'accordo. Ci vediamo stasera al posto x alle ore y.
B: perfetto. A dopo.

C: ehi, sto uscendo. C'è un po' di sole e ne voglio approfittare.
D: ah, io sono appena tornato a casa, però mangio e riesco. Dai che ti raggiungo. Dove stai andando?
C: avevo intenzione di andare al parco e poi in centro. Ma se è così t'aspetto.
D: Sì dai aspettami che andiamo assieme. Ti chiamo appena sto per uscire.
C: ok ok.

E: pronto? ah ciao, come va? dimmi.
F: …
E: aspetta, non sento nulla. Esco dal locale e ti richiamo.
F: …
E: che???
F:…
E: pronto? Dimmi…
F: dove sei? che fai?
E: sono in un posto ad ascoltare musica dal vivo.
F: ah, e dove?
E: sono qui, nel locale dove siamo stati l'altra volta. C'eri pure tu. Non ricordo il nome.
F: ah sì, ho capito. Quasi quasi vengo anch'io.
E: eh, ma gli altri stanno andando via. Non penso rimaniamo a lungo.
E: ok. Ma se vengo, mi aspetti? Rimani un altro po'?
F: uhm... sì dai. Ok, t'aspetto.


Tre differenti episodi con un unico finale. Questo succede quando hai a che fare con un professionista del bidone.

venerdì 1 agosto 2014

Qui le lucciole non esistono

Fai ogni giorno nuove esperienze; posti, odori, tutto diverso. Sembra che il giro sulla giostra non finisca mai. Guardare tutto dal punto di vista dello straniero ha un che di allucinante.

Le relazioni. Le relazioni sono quelle che ti lasciano più sbigottito, a volte inerme. Conosci qualcuno, lo frequenti, ci esci, ti sbronzi assieme, si pianifica un viaggio, si fa il weekend al parco e poi un bel giorno non c’è più.
Di solito capitano due cose in questa fase: c’è chi frequenti più assiduamente prima che lasci la tua città e c’è chi invece ti fa sapere che se n’è già andato. Entrambe hanno i loro pro ed i contro. Entrambe lasciano l’amaro in bocca: “domani mi sentirò solo”, pensi. Ci rimani in contatto, ma chissà dove ti porterà questo viaggio.

Ogni volta che accade, ogni volta che qualcuno “ se ne va”, non succede niente. Il giorno dopo fai esattamente le stesse cose che hai fatto il giorno prima. Con altri volti, altri modi di vivere, altri modi di pensare. Altre esperienze. A volte solo, ma in fondo non ti pesa più di tanto..

Boh. Sai solo che ti senti meglio così; che ne incontrerai altre di persone altrettanto interessanti; che il mondo è grande e ancora non è arrivato il momento di fermarsi a guardarsi indietro; che questo è il bello della vita, anche se questa verità è un po' banale.

Qui le lucciole non esistono.

sabato 26 luglio 2014

Come se fossero coriandoli

È inquietante sapere che in qualche parte del mondo si lancino bombe come se fossero coriandoli.

È inquietante sapere che l’Europa tutta assieme non sia capace di dire una sola parola rispetto a una delle tante guerre che si stanno combattendo su questa Terra.

È inquietante sapere che al contrario il Ministro degli Esteri inglese dica ad uno dei più alti rappresentanti istituzionali di Israele che la loro causa stia perdendo consensi in Occidente (modo diplomatico per dire “statv accort che a cord s spezz)

È inquietante vedere questa divisione tra guelfi e ghibellini, divisione tutta italiana e un po' provinciale.

È inquietante il boicottaggio a Eddie Vedder per aver solo detto ciò che pensa di questa e di altre guerre durante un concerto in Portogallo.

È inquietante leggere la dichiarazione del portavoce degli Affari Esteri del Governo israeliano in risposta alla decisione del Brasile di ritirare il proprio ambasciatore da Israele: “non è proporzionato perdere 7 a 1 in una partita di calcio”.
Evidentemente la politica alla “past e fasul” non è un concetto solo italiano.

È inquietante che per solidarizzare con la causa israeliana si distruggano negozi dei palestinesi in Europa.

È inquietante che la causa palestinese, dal punto di vista dei palestinesi, sia praticamente assente nel dibattito pubblico (posto che Hamas non rappresenti la Palestina).

È inquietante che la legittimazione del sé, passi per la distruzione dell’altro.

È inquietante sapere che la civiltà e il progresso non abbiano debellato la violenza come metodo di “comunicazione”.


È inquietante che il sonno della ragione perduri.

https://www.youtube.com/watch?v=J9xfXmkCIq4 

sabato 19 luglio 2014

L’emigrante

Ti svegli una mattina e ti trovi a pensare ai tuoi amici sparsi per il mondo.

Vai a lavoro, finisci e sulla strada del ritorno a casa ti passa in mente una canzone che avevi sentito milioni di anni fa: una canzone napoletana (chissà perché poi, ti passa in mente la versione cantata da Massimo Ranieri).

La mia non è nostalgia. Non ho alcuna voglia di tornare indietro. Quella canzone che canticchiavo parlava di persone sbarcate a Nuova York dopo mesi di navigazione. Il pane era amaro e i dollari non l’addolcivano granché: «Io so' carne 'e maciello so' emigrante».

La terra a cui appartenevano era lontana. Lontanissima.

La tecnologia senz’altro ha rivoluzionato lo spazio e il tempo. È la terza dimensione però ad essere clamorosamente stata rivoluzionata. La percezione di essere emigrante non esiste più. Sarà che non partiamo da quell’estrema povertà dell’Italia primo-novecentesca, sarà che skype, uozzap, fb etc. servono a qualcosa nonostante le molte critiche degli iper e soprattutto degli ipo-connessi. Sarà per tutta una serie di ragioni, ma a parte sparute eccezioni, il mondo è percepito come più piccolo e più familiare.

Paradossalmente anzi quando una decina di anni fa mi trovai all’estero per un anno scrivevo mail lunghissime ai miei amici. Oggi invece molto meno. La sensazione di essersi separati è talmente vacua che quasi non si percepisce. Per carità può essere pure che il cuore si sta facendo di pietra con l’età, però insomma la sensazione è un’altra. Piuttosto, il vero punto debole dell’emigrante è ricominciare sempre da zero. Bello, ma stancante; a volte estenuante.

E allora “lacrime napulitane” per tutti.

Ps: il testo è di Bovio (figlio del Bovio di piazza Bovio; altrimenti conosciuta come piazza Borsa).


martedì 1 luglio 2014

Un blog: l’ennesimo

Questo è il blog di un perdente. Uno che perde tutti i treni che gli si presentano davanti: un po' per scelta, un po' per caso, un po' perché gli piace andare a piedi.

Questo è il blog di un viandante. Uno che viaggia più con la mente che con il corpo: un po' per scelta, un po' per caso, un po' perché viaggiare con il corpo costa.

Questo è il blog di uno che si adatta ai mutamenti. Uno che ... e no..., tanto avete capito cosa volevo scrivere.


Questo blog non ha alcuna logica. E nemmeno si sforza di cercarla.