mercoledì 16 settembre 2015

Di male in peggio: da Bindi a De Magistris

Bindi dimostra di non saperne molto della storia della città. La camorra non ha una storia centenaria in città o almeno non nel senso di cui lei parla. Da attività estorsivo-accumulativa è oggi un fenomeno politico-imprenditoriale. Dunque la camorra è molto cambiata, come d'altronde la società napoletana.

D'altra parte non sono d'accordo con Roberti quando distingue una Napoli plebeo-camorrista con una Napoli della società civile. Non è più così, o meglio non lo è mai stato: il processo Cuocolo (inizio '900), e fatti storici precedenti, hanno evidenziato ramificazioni ai più svariati livelli della società, ramificazioni a molti apparse impensabili. In più nel secondo dopoguerra gli studi a riguardo sono ancora pochi per parlare di presenza camorrista.

In definitiva, si capirà meglio la camorra quando da un'analisi di stampo sociologico si passerà ad un'analisi che prediliga lo studio del fenomeno dal punto di vista economico.

In realtà, tra gli studiosi della materia queste analisi sono già iniziate. Questi studi, intrecciati con alcuni saggi di altre aree scientifiche, stanno mettendo in risalto aspetti nuovi, di rottura, rispetto al progresso storico della camorra nella società napoletana e campana.

Tra le altre cose, bisognerebbe pure capire il limite, il confine, che a Napoli vi è tra la delinquenza endemica, quella sì, delle grandi città, con il fenomeno associativo, meglio conosciuto come camorra, e ancora un fenomeno che a Napoli non è mai esistito, cioè il gangsterismo.

De Magistris parla solo per fare "ammuina", Bindi è la prova provata che fare il politico non è fare lo storico. Niente di nuovo sotto il sole dunque.

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