mercoledì 2 settembre 2015

Abito a 2.378km di distanza da casa. Auguri agli insegnanti assunti.

Abito a 2.378km di distanza da casa. Molti dei miei più cari amici vivono a centinaia e alcuni a migliaia di chilometri di distanza da casa. Alcuni per scelta, altri perché costretti.

Ho l’impressione che parte della mia generazione non sia al pari con i tempi che viviamo.

Definire un ventenne o trentenne “deportato” perché ottiene un lavoro a 500km di distanza da casa è osceno.

Probabilmente ancora non è chiaro a molti che il lavoro sotto casa, fisso, è una rarità di cui pochi usufruiscono e che praticamente non esiste nel mondo occidentale, dove il viaggio, la scoperta, le “migrazioni” sono sempre esistite e sempre esisteranno.

Una persona preparata al cambiamento è una persona molto più pronta alle sfide di “questo presente che capire non sai”.

Il libro fondante la cultura italiana è un libro che si basa sul viaggio. Di un uomo che si perde in una selva oscura e che prende coscienza solo dopo averne passate di tutti i colori, dopo aver conosciuto il peggio e il meglio dell’umanità che lo circondava.
Gli italiani sono un popolo di viaggiatori. Aver paura di uno spostamento, parlare di deportazione, è semplicemente fuori da ogni logica – generazionale, culturale e, infine, umana.

Tra una cosa e l’altra: potrei essere un insegnante anche io. Per ora ho scelto di fare altro. Sono emigrante: abito a 2.378km di distanza da dove sono cresciuto.


Auguri a tutti gli insegnanti che in questi giorni hanno ricevuto la nomina.

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