sabato 26 luglio 2014

Come se fossero coriandoli

È inquietante sapere che in qualche parte del mondo si lancino bombe come se fossero coriandoli.

È inquietante sapere che l’Europa tutta assieme non sia capace di dire una sola parola rispetto a una delle tante guerre che si stanno combattendo su questa Terra.

È inquietante sapere che al contrario il Ministro degli Esteri inglese dica ad uno dei più alti rappresentanti istituzionali di Israele che la loro causa stia perdendo consensi in Occidente (modo diplomatico per dire “statv accort che a cord s spezz)

È inquietante vedere questa divisione tra guelfi e ghibellini, divisione tutta italiana e un po' provinciale.

È inquietante il boicottaggio a Eddie Vedder per aver solo detto ciò che pensa di questa e di altre guerre durante un concerto in Portogallo.

È inquietante leggere la dichiarazione del portavoce degli Affari Esteri del Governo israeliano in risposta alla decisione del Brasile di ritirare il proprio ambasciatore da Israele: “non è proporzionato perdere 7 a 1 in una partita di calcio”.
Evidentemente la politica alla “past e fasul” non è un concetto solo italiano.

È inquietante che per solidarizzare con la causa israeliana si distruggano negozi dei palestinesi in Europa.

È inquietante che la causa palestinese, dal punto di vista dei palestinesi, sia praticamente assente nel dibattito pubblico (posto che Hamas non rappresenti la Palestina).

È inquietante che la legittimazione del sé, passi per la distruzione dell’altro.

È inquietante sapere che la civiltà e il progresso non abbiano debellato la violenza come metodo di “comunicazione”.


È inquietante che il sonno della ragione perduri.

https://www.youtube.com/watch?v=J9xfXmkCIq4 

sabato 19 luglio 2014

L’emigrante

Ti svegli una mattina e ti trovi a pensare ai tuoi amici sparsi per il mondo.

Vai a lavoro, finisci e sulla strada del ritorno a casa ti passa in mente una canzone che avevi sentito milioni di anni fa: una canzone napoletana (chissà perché poi, ti passa in mente la versione cantata da Massimo Ranieri).

La mia non è nostalgia. Non ho alcuna voglia di tornare indietro. Quella canzone che canticchiavo parlava di persone sbarcate a Nuova York dopo mesi di navigazione. Il pane era amaro e i dollari non l’addolcivano granché: «Io so' carne 'e maciello so' emigrante».

La terra a cui appartenevano era lontana. Lontanissima.

La tecnologia senz’altro ha rivoluzionato lo spazio e il tempo. È la terza dimensione però ad essere clamorosamente stata rivoluzionata. La percezione di essere emigrante non esiste più. Sarà che non partiamo da quell’estrema povertà dell’Italia primo-novecentesca, sarà che skype, uozzap, fb etc. servono a qualcosa nonostante le molte critiche degli iper e soprattutto degli ipo-connessi. Sarà per tutta una serie di ragioni, ma a parte sparute eccezioni, il mondo è percepito come più piccolo e più familiare.

Paradossalmente anzi quando una decina di anni fa mi trovai all’estero per un anno scrivevo mail lunghissime ai miei amici. Oggi invece molto meno. La sensazione di essersi separati è talmente vacua che quasi non si percepisce. Per carità può essere pure che il cuore si sta facendo di pietra con l’età, però insomma la sensazione è un’altra. Piuttosto, il vero punto debole dell’emigrante è ricominciare sempre da zero. Bello, ma stancante; a volte estenuante.

E allora “lacrime napulitane” per tutti.

Ps: il testo è di Bovio (figlio del Bovio di piazza Bovio; altrimenti conosciuta come piazza Borsa).


martedì 1 luglio 2014

Un blog: l’ennesimo

Questo è il blog di un perdente. Uno che perde tutti i treni che gli si presentano davanti: un po' per scelta, un po' per caso, un po' perché gli piace andare a piedi.

Questo è il blog di un viandante. Uno che viaggia più con la mente che con il corpo: un po' per scelta, un po' per caso, un po' perché viaggiare con il corpo costa.

Questo è il blog di uno che si adatta ai mutamenti. Uno che ... e no..., tanto avete capito cosa volevo scrivere.


Questo blog non ha alcuna logica. E nemmeno si sforza di cercarla.